Questi racconti non descrivono eventi eccezionali.
Descrivono il momento in cui la realtà ordinaria smette di essere leggibile nel modo in cui era stata letta fino a quel momento.
Ogni storia parte da una situazione comune: un luogo, un gesto, una relazione, un corpo che dorme al contrario. Non c'è nulla di straordinario nel materiale di partenza. L'eccezionalità, se esiste, sta nello scarto: nel punto preciso in cui ciò che accade e il modo in cui viene riconosciuto smettono di coincidere.
Non c'è fantastico, almeno non nel senso convenzionale. Nessun mondo parallelo. Nessuna rottura dichiarata. Solo una pressione progressiva sulla percezione, fino a quando la struttura che stava sotto diventa visibile.
Quella struttura è sempre stata lì.
È questo, forse, il dato più difficile da accettare: non che le cose cambino, ma che non siano mai state quello che sembravano. La gabbia non appare. Si rivela.
E la differenza tra le due cose è tutto ciò di cui questi racconti parlano.