"Tra il materialismo dialettico e la filosofia generata dal mito, Gramsci era in apparenza per il primo, ma di fatto era legato per educazione, per gusto e per tendenza alla seconda."
Chi ha conosciuto molto da vicino Gramsci ed ha vissuto con lui l'epoca della sua maggiore maturità politica, approfondendo poi tale conoscenza con lo studio accurato ed obiettivo dei suoi scritti posteriori, non può concludere il suo giudizio che in un modo solo, quello cioè di non ritenere l'opera di Gramsci incentrata nel marxismo e realizzata con mente di marxista, con gli strumenti offerti dal suo metodo di interpretazione e con gli obiettivi che gli sono propri.
La stessa inclinazione idealistica lo porta a vedere nei Consigli la possibilità obiettiva di precostituire sul tronco stesso del capitalismo le forme e gli istituti della società socialista, mentre rimaneva cieco e sordo di fronte alla necessità storica della formazione del partito rivoluzionario.
Il Gramsci posteriore, quale lo abbiamo conosciuto dal Congresso di Livorno a quello di Lione, dal delitto Matteotti alle leggi eccezionali, nel ruolo di capo-partito, è assai meno originale e meno conseguente.
Dalla Premessa di Onorato Damen (1893-1979).