Un romanzo psicologico d'interni, lento e verbale, per chi legge per la lingua e per ciò che accade dentro le persone, non per la trama.
Lidia Valli torna nella villa di un uomo che l'ha amata male e che ora è morto. Un lascito le affida una parte dei suoi archivi. Tra le carte scopre che Adriano non registrava ricordi: registrava persone. Frasi, silenzi, cedimenti, ridotti a schede, a versioni utilizzabili. Con Marta, la vedova, Lidia attraversa una casa che conserva il metodo del suo proprietario in ogni oggetto.
Non è un giallo. La morte non si risolve, e non è quello il centro. Il centro è come si entra in un rapporto che deforma, perché deforma, e come a volte siamo noi a consegnare all'altro la parte di noi che verrà usata contro di noi. È manipolazione affettiva raccontata dal di dentro: la differenza tra essere capiti ed essere studiati, il prezzo dell'eleganza quando diventa un modo per non chiedere.
Prosa asciutta, frasi brevi, nessun colpo di scena. La tensione è tutta psicologica. Chi cerca un thriller domestico non lo troverà. Chi cerca un romanzo introspettivo sull'interiorità, sul controllo e sulla complicità, sì.