Uno dei dialoghi wildeiani di piů rilevante peso teorico, "La decadenza del mentire" (1898) rappresenta il manifesto dell'antinaturalismo e il piů importante contributo dell'irlandese al dibattito sul rapporto tra valore dell'arte e ruolo dell'uomo nel mondo. La piů grande aspirazione umana, quella alla bellezza, si condensa nella massima: "Primo dovere dell'uomo č quello di risultare il piů artificiale possibile, il secondo nessuno l'ha ancora scoperto". L'artista tenta costantemente di rendere ciň che lo circonda piů consono alle proprie esigenze di quanto lo sia "per natura'. Creare, produrre arte, significa trasfigurare la realtŕ e deviarne i fini naturali, troppo aspri e violentemente veritieri per essere sopportabili, significa rendersi sapienti nella suprema arte della menzogna. Significa riprodurre un mondo artificiale dove mentire diviene il piů sublime esercizio del sapiente. Attraverso il confronto con le opere d'arte e con gli esiti della critica a lui contemporanea, Wilde mette alla prova le proprie teorie per giungere ad allontanare sempre piů l'Arte e la Vita dalle catene della Veritŕ, diremmo oggi dal realismo.