"Dopo aver scritto poesie giovanili, come fanno piů o meno tutti i ragazzi, questa attivitŕ divenne per me un aiuto durante la stesura delle mie opere teatrali. Mi succedeva, a volte, riscrivendo una commedia, d'impuntarmi su una situazione da sviluppare, in modo da poterla agganciare piů avanti a un'altra, e allora, messo da parte il copione, per non alzarmi dal tavolino con un problema irrisolto, il che avrebbe significato non aver piů voglia di riprendere il lavoro per chissŕ quanto tempo, mi mettevo davanti un foglio bianco e buttavo giů versi che avessero attinenza con l'argomento e i personaggi del lavoro interrotto. Questo mi portava sempre piů vicino all'essenza del mio pensiero e mi permetteva di superare gli ostacoli. Per esempio, 'A gatta d' 'o palazzo e Tre ppiccerille mi aiutarono ad andare avanti con Filumena Marturano. Come la gatta lascia il biglietto da mille lire e mangia il cibo, cosí Filumena non mira al danaro di Domenico Soriano ma alla pace e alla serenitŕ dei suoi figli. I quali figli sono poi i tre bambini sotto un ombrello che vidi davvero una mattina in un vicolo di Napoli, uniti nella poesia, separati nella vicenda teatrale fino al momento della rivelazione di Filumena... A poco a poco ci ho preso gusto e ora scrivo poesie anche indipendentemente dalle commedie".