Una mattina di ottobre, una porta si apre senza il suo consenso. Mirtilla non parla da tre giorni, non si muove se non per lo stretto indispensabile e quando gli infermieri entrano nella sua stanza, il suo corpo sa già cosa temere: le cinghie, l'elettroshock, tutto quello che il cinema ci ha insegnato a immaginare quando sentiamo la parola TSO.
Ma quello che trova dietro quella porta non è l'incubo che si aspettava.
È un reparto pieno di luce, di disegni alle pareti, di un'infermiera che le stringe la mano alle tre di notte sussurrando "sono qui". È Tristan, che ogni pomeriggio le porta pennarelli e mele preferite come fosse Natale. È Lexie, che le passa biscotti sotto il tavolo come un segreto tra amiche. È una comunità di persone spezzate che si prendono cura le une delle altre in un modo che il mondo fuori, con tutta la sua libertà, non aveva mai saputo offrirle.
Ma non tutti, in quel reparto, sono quello che sembrano: Samira arriva accogliente, dolce, presente fin dal primo giorno, ma si trasforma, lentamente, in qualcosa che Mirtilla non aveva previsto di dover temere; Emiliano parla con la calma di un filosofo e sa cose che nessuno gli ha mai detto, ma quando le porte finalmente si apriranno per lasciarla uscire, Mirtilla scoprirà che il vero pericolo non era mai stato dentro quelle mura.
Psichiatria ti sta chiamando è un thriller psicologico che ribalta ogni aspettativa sul ricovero coatto, capitolo dopo capitolo, fino a un finale che costringe a rileggere l'intera storia sotto una luce diversa. Perché a volte la domanda giusta non è "hai paura del reparto psichiatrico?", ma "sei sicuro che il pericolo vero non sia già fuori, ad aspettarti"?
Un romanzo che vi terrà svegli la notte e vi farà chiedere, alla fine, se non sia la libertà stessa il luogo più pericoloso di tutti.